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Perchè scegliere Cremazione PET nel comune di Monteverdi Marittimo?

Servizi funebri per Animali a Monteverdi Marittimo

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Grazie a questa tecnologia esclusiva, offriamo un servizio di alto livello che opera nel comune di Monteverdi Marittimo fino a tutte le province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Sienaestendendosi fino a tutta l'Italia. Inoltre, attraverso i nostri servizi dedicati ed esclusivi, siamo in grado di raggiungere e servire anche l’intero territorio nazionale.

CREMAZIONE PET

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Mappa coperta dal servizio nel comune di Monteverdi Marittimo

Alcuni cenni sul comune di Monteverdi Marittimo

Storia del comune di Monteverdi Marittimo

Il comune di Monteverdi Marittimo, conserva antiche testimonianze, infatti sono stati ritrovati in prossimità dell’abitato resti di una strada romana e altre rovine, ma le origini del borgo sono da imputare alla fondazione dell’abbazia del monastero di San Pietro in Palazzuolo avvenuta nell’alto medioevo anno 754 d.C. per opera dal nobile longobardo figlio del gastaldo Ratchausi di Pisa, Wilfrido (san Walfredo) è indicato come il capostipite della famiglia pisana che verrà successivamente conosciuta come Della Gherardesca. Il castello di Monteverdi sorse prima del Mille ma sicuramente successivamente all’abbazia; la storia del monastero e del castello non è sempre andata di pari passo, infatti mentre gli abitanti del borgo si sottomisero a Volterra, i monaci benedettini di San Pietro si misero sotto la protezione di Massa Marittima. Il castello era di proprietà dei Bonsignore (o Bonsignori) nell’XII e nel XIII secolo. In seguito Volterra prese il controllo di tutto il territorio. Nel 1360 il monastero venne assalito e danneggiato da Pisa durante gli scontri con i Fiorentini; in questo periodo il monastero era aggregato alla Congregazione dei Vallombrosani.

Monteverdi a fasi alterne venne assoggettato da Firenze e dalla Signoria di Piombino; infine i Fiorentini sottomisero Monteverdi nel 1472 in occasione della conquista di Volterra. Il Monastero perse gradualmente importanza fino al suo abbandono nel 1561, con richiesta di trasferimento dei monaci dentro il castello di Monteverdi, a condizione però che essa ritenesse il titolo di San Pietro; questo nuovo convento si limitò ad un ospizio con due o tre monaci dell’abbazia di Vallombrosa di cui si hanno notizie fino al 1700. Nel 1665 il granduca di Toscana Ferdinando II de’ Medici eresse il territorio Monteverdi in feudo granducale compresi quello di Canneto, e i casali di Gualda e di Caselli, consegnandoli alla nobile famiglia volterrana degli Incontri, a favore del cavaliere poi senatore Ferdinando Incontri.

Il borgo è uno di quelli che trasse maggiore vantaggio dalle riforme leopoldine messe in atto nel 1776 da Pietro Leopoldo di Lorena. Con l’abolizione dei feudi a seguito del nuovo assetto territoriale ridisegnato dal Granducato di Toscana, il castello di Monteverdi ottenne infatti la sospirata autonomia comunale. La dominazione dei Lorena continuò sino all’inizio del 1800 infatti come nel resto della toscana il territorio fu invaso dalle truppe francesi al seguito di Napoleone Bonaparte che occuparono il territorio e vi rimasero fino al 1814. Dal 1815 Monteverdi Marittimo rientrò a far parte del Granducato di Toscana, retto ancora dai Lorena, il comune era amministrativamente sotto Pisa, nel 1837 passa sotto l’amministrazione del compartimento granducale di Grosseto, rimanendovi fino alla sua annessione al Regno d’Italia avvenuta ad opera del re Vittorio Emanuele II di Savoia, rientrando amministrativamente nell’ambito pisano nella neonata provincia di Pisa. Testimonianza del periodo lorenese è la cappella oratorio del Santissimo Sacramento del 1751 con la collocazione al suo interno delle spoglie di san Walfredo.

Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo della Repubblica Sociale Italiana, la famiglia ebraica livornese degli Archivolti (padre, madre e figlia) si era trasferita a Monteverdi nel podere La Cornazzola in cerca di rifugio, confidando nell’isolamento del luogo. Liliana Archivolti lavorava come insegnante dell’Orfanotrofio israelitico nel limitrofo comune di Sassetta. Il 10 marzo 1944 il Podestà di Monteverdi denunciò la presenza della famiglia ebraica alla Questura di Pisa. Gli arresti furono effettuati il primo aprile. Ne fu risparmiato l’anziano padre, ultrasettantenne. Le due donne, deportate il 16 maggio 1944 ad Auschwitz, vi troveranno la morte.

Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 16 febbraio 1937.

Il gonfalone è un drappo di giallo.


Fonte dati: https://it.wikipedia.org/wiki/Monteverdi_Marittimo
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