Consultation

Perchè scegliere Cremazione PET nel comune di Prato?

Servizi funebri per Animali a Prato

Il nostro forno crematorio all’avanguardia, unico nella provincia di Prato e in tutta la Toscana per l’assenza totale di emissioni in atmosfera, rappresenta un’eccellenza nel settore e garantisce una cremazione rispettosa, dignitosa e sostenibile, nel pieno rispetto del tuo animale e dell’ambiente.

Grazie a questa tecnologia esclusiva, offriamo un servizio di alto livello che opera nel comune di Prato fino a tutte le province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Sienaestendendosi fino a tutta l'Italia. Inoltre, attraverso i nostri servizi dedicati ed esclusivi, siamo in grado di raggiungere e servire anche l’intero territorio nazionale.

CREMAZIONE PET

Dona al tuo amico fedele un addio degno del suo amore. Innovazione e rispetto per un saluto che resta nel cuore.

contact

Contattaci

Chiamaci per organizzare insieme il servizio più adatto, con attenzione, sensibilità e nel pieno rispetto delle tue esigenze.

impronta cane gatto

Ritiro

Puoi portare il tuo animale presso la nostra struttura oppure pensiamo noi al ritiro, direttamente a casa tua nel comune di Prato.

Cremazione Condivisa Animali

Cremazione

Eseguiamo cremazioni individuali con rilascio del certificato dedicato e cremazioni collettive, sempre con la massima cura e dignità.

Cremazione Singola Animali

Consegna dell’Urna

Ti restituiamo le ceneri nell’urna scelta, con consegna comoda a domicilio oppure presso la nostra sede.

Abiti nel comune di Prato ed hai bisogno di noi?

Nel tuo comune siamo in grado di stare al tuo fianco
per offrirti tutto il supporto necessario in un momento così delicato.

Mappa coperta dal servizio nel comune di Prato

Alcuni cenni sul comune di Prato

Prato è una città della Toscana settentrionale che si estende per circa 100 km² all’altitudine di 61 metri s.l.m. presso il suo centro storico, al centro della piana di Firenze-Prato-Pistoia. È posta ai piedi del Monte della Retaia (772 metri s.l.m.), ultima cima sud-occidentale della Calvana. L’altitudine minima, di 32 metri s.l.m., si registra in corrispondenza delle Cascine di Tavola, mentre l’altitudine massima di 818 metri s.l.m. è sulla vetta del Monte Cantagrilli, rilievo sud-orientale della Calvana che segna il confine col territorio comunale di Calenzano.

A livello idrografico la città è attraversata dal fiume Bisenzio, affluente dell’Arno, che attraversa longitudinalmente il territorio comunale da Santa Lucia fino a Mezzana, costeggiando le mura di Prato presso Porta Mercatale. Il territorio comunale è attraversato nella parte occidentale anche dal torrente Bardena, che dal Monteferrato scende verso Figline di Prato, Maliseti, Narnali, Casale e Iolo, dove prosegue con la denominazione di Fosso di Iolo, e dal torrente Calice ai confini con la provincia di Pistoia, entrambi affluenti dell’Ombrone Pistoiese: quest’ultimo corso d’acqua segna invece il confine comunale meridionale, dove a livello amministrativo separa Prato dai comuni di Carmignano e di Poggio a Caiano. Altro corso d’acqua da segnalare è Rio Buti, le cui sorgenti sui monti della Calvana danno origine a un breve corso d’acqua, che scende ripido, alimentando lungo il suo corso anche una serie di cascate, per poi gettarsi nel Bisenzio nella parte settentrionale della città.

L’area urbana e gran parte del territorio comunale si estendono nell’area pianeggiante compresa tra il corso del Bisenzio a nord e dell’Ombrone Pistoiese a sud, parte centrale integrante della conca intra-appenninica che, da Firenze, s’estende in direzione nord-ovest fin oltre la città di Pistoia. La piana è solcata da corsi d’acqua minori e canali che affluiscono verso i due fiumi principali; mentre quelli periferici hanno generalmente un’origine propria, quelli semicentrali, dette gore, costituiscono un sistema di canalizzazione artificiale che, distintamente, riforniva in passato di acqua le varie zone della città e ne raccoglieva le acque reflue per il filtraggio.

Il territorio comunale è classificato in area sismica (zona 2 dal 2003, zona 3S con analoghe caratteristiche dal 2006, zona 3 dal 2014) e parte di esso fu sede dell’epicentro del terremoto della Valle del Bisenzio del 26 giugno 1899, che raggiunse la magnitudo 5,1 della scala Richter e il VII grado della scala Mercalli. Una scossa di intensità simile si verificò anche durante il terremoto del Mugello del 29 giugno 1919, che però ebbe l’epicentro a relativa distanza.

Il clima della città è caratterizzato da inverni piuttosto freddi e moderatamente secchi, con minima assoluta di −13,8 °C il 10 e 11 gennaio 1985, ed estati calde e talvolta afose, con massima assoluta di 41,0 °C il 7 luglio 1952 (la serie storica è stata esaminata a partire dal 1932 con dati mancanti in alcuni anni della seconda guerra mondiale). Di recente installazione, la stazione meteorologica di Prato San Niccolò, attiva dal 1996 all’interno di un giardino privato a ridosso delle mura e gestita dall’Istituto Geofisico Toscano, detiene invece il record cittadino di massima assoluta con +41,8 °C registrati il 5 agosto 2003.

Le precipitazioni in città sono di circa 950 mm medi annui e si concentrano prevalentemente in autunno e presentano un massimo secondario in primavera; l’estate risulta la stagione mediamente più siccitosa.

Rispetto alla vicina Firenze e all’area urbana della città di Prato, la stazione meteorologica di Galceti presenta maggiori caratteristiche di ruralità, essendo situata a 110 metri s.l.m. sulle prime propaggini collinari alla periferia nord-occidentale della città. I dati rilevati, a differenza di quelli del capoluogo toscano, non risentono pertanto dell’effetto isola di calore nella stagione estiva, mentre risulta meno incidente l’effetto albedo susseguente a eventuali nevicate nella stagione invernale, sia per l’ubicazione della stazione stessa sia per la ventilazione tendenzialmente maggiore; i valori estremi di quest’ultima stazione sono invece rappresentati dai −12,2 °C registrati dalla stazione meccanica l’11 gennaio 1985 e dai 40,4 °C registrati dalla stazione automatica il 5 agosto 2003 (nella stessa giornata la stazione meccanica raggiunse i 39,7 °C): la serie storica della stazione di Galceti ha avuto inizio però soltanto a partire dal 1971. Le precipitazioni di Galceti fanno registrare un valore più elevato (997,5 mm annui) rispetto al dato cittadino, pur presentando un analogo andamento per gli accumuli mensili e stagionali.

Le nevicate a Galceti risultano superiori per accumulo medio, per durata media del manto nevoso e per numero medio di giorni di neve rispetto a quello che si verifica nel resto della città, dove la zona mediamente meno nevosa risulta essere la periferia sud-orientale di Mezzana. Le configurazioni migliori per avere nevicate con accumuli diffusi su tutta la città sono i sovrascorrimenti umidi dopo un precedente raffreddamento molto intenso (esempi più recente il 3 marzo 2005 e il 17 dicembre 2010, oppure l’ingresso d’aria artica dalla valle del Rodano con ciclogenesi sul Mar Ligure in successiva evoluzione verso l’alto Adriatico, purché sia associata a termiche stabilmente al di sotto dei −5 °C a 850 hPa durante la fase perturbata (esempi più recenti il 28 dicembre 2005 e il 18 dicembre 2009). Negli ultimi decenni, intense nevicate si produssero anche l’8 gennaio 1985, il 16 marzo 1987 e il 6 e 7 febbraio 1991, grazie all’interazione tra flusso umido nei bassi strati e aria gelida in quota. Talvolta possono verificarsi situazioni al limite, con accumuli nevosi nella parte occidentale e settentrionale della città e contemporanee nevicate senza accumulo o addirittura piogge nella parte sud-orientale della città, come avvenne ad esempio il 12 e 13 gennaio 1987, il 9 febbraio 1999, il 29 gennaio 2004 e il 1 marzo 2018.

Storia del comune di Prato

Alcuni ritrovamenti testimoniano che il territorio collinare circostante Prato risultava già abitato sin dal Paleolitico. In località Galceti, a ridosso delle prime colline a nord è stata rinvenuta una “stazione” musteriana risalente al 35 000 anni fa dove, per la tipologia dei reperti rinvenuti, si può supporre con sicurezza come l’area fosse già destinata a un’ampia produzione ed esportazione di utensili in diaspro, facilmente reperibile sulla collina. Anche nell’attuale centro storico sono documentati rinvenimenti sporadici di utensili del Neolitico e dell’età del bronzo, mentre sull’altro versante collinare (monti della Calvana) sono evidenti alcune strutture architettoniche civili e funerarie (tra cui anche un sepolcreto andato distrutto negli anni cinquanta) attribuite ai Liguri o a popolazioni autoctone dell’età del bronzo. La piana pratese venne successivamente abitata dagli Etruschi, come testimoniato dai recenti ritrovamenti archeologici nell’area, destinati a riscrivere la storia di questi luoghi.

Nel 1997 viene alla luce una impressionante città etrusca nell’area di Gonfienti, a ridosso del comune di Campi Bisenzio: fino a quel momento si pensava che prima dell’epoca romana il territorio della piana non fosse stato antropizzato e che prima del Medioevo non esistesse nessun insediamento stabile nella zona. Gli scavi hanno dimostrato che la città, i cui reperti risalgono al VI secolo a.C., non era affatto piccola, e vi era praticata già a quell’epoca la tessitura e la filatura. Recentemente è stata avanzata l’ipotesi (basandosi su alcuni toponimi della zona) che questa possa essere la mitica Camars (divenuta poi Clusium in epoca romana), patria del re Porsenna. In effetti la città aveva assi viari ben pianificati (indicanti quindi una presenza costante nel territorio di genti etrusche), con una strada di oltre dieci metri di larghezza e un’estensione notevole (sono circa 30 gli ettari sottoposti a vincolo dalla soprintendenza). All’interno di essa è stata rinvenuta una domus di circa 1 440 m² (la più grande dell’Italia antica, prima della Roma imperiale), sviluppata sul modello delle ville pompeiane (ma di alcuni secoli precedente) con una rete di canali idrici ancora in parte funzionanti e un’eccezionale quantità di ceramiche greche a figure rosse e nere, su cui spicca una kylix attribuita a uno dei più importanti artisti greci del V secolo, Douris e delle pregevoli antefisse a figure femminili. Indizi sull’esistenza in loco di una città etrusca erano già stati ipotizzati nel corso del XVIII secolo, quando vennero raccolti svariati reperti di quell’epoca (tra cui il cosiddetto “offerente” esposto al British Museum), suggerendo per essa il nome di “Bisenzia”, una mitica città etrusca scomparsa secoli fa e citata da locali letterati rinascimentali.

La città, anche se intuibile solo parzialmente per la rapida urbanizzazione nella sua area, era quasi certamente collegata commercialmente a Misa-Marzabotto al fine di favorire gli scambi attraverso l’Appennino, lungo la direttrice che collegava le città di Spina e Pisa nel corso del VI-V secolo a.C. fino a decadere quasi improvvisamente al termine del V secolo a.C., per circostanze ancora non chiare. A seguito della sua scomparsa non si hanno tracce documentarie ma possiamo ipotizzare con buona probabilità che gli stessi abitanti abbiano provveduto a spostarsi in aree più protette, dove la difesa da attacchi esterni (i Celti dal nord) sarebbe stata maggiormente garantita. In effetti la città, che non disponeva di mura, si sviluppò partendo da un progetto di pianificazione che sembrerebbe anticipare la struttura delle città ippodamee, fattore reso possibile per la stabilità che si era venuta a creare nell’Etruria settentrionale nell’arco temporale che separa la battaglia contro i Greci focesi (540 a.C.) e la conquista di Veio (396 a.C.) da parte di Roma, e il conseguente spostamento verso nord del tradizionale baricentro etrusco dell’area meridionale della Toscana. Le aree in questione potevano essere state Artimino, Fiesole e, anche se parzialmente perché più lontana, ma sulla stessa direttrice geografica, Volterra, che nel secolo successivo ampliarono o costruirono la loro cerchia muraria a seguito di un imponente sviluppo demografico.

Infine la piana fu abitata dai Romani (vi passava la via Cassia, nel tratto che collegava Firenze con Pistoia, sulla via per Luni). Gli storici hanno collocato nei pressi dell’antica città etrusca la mansione Ad Solaria della antica Via Cassia, e riportata nella celebre Tavola Peutingeriana. Il territorio dove sorge oggi Prato però era destinato alla centuriazione estesa tra Agliana e Badia a Settimo (ricalcante una precedente, di epoca etrusca) e probabilmente non a insediamenti urbani, anche se occasionalmente sono state rinvenute nell’area di Prato, tracce di quell’epoca: episodi rinvenimenti di strutture murarie e lapidee, sepolture, frammenti ceramici e lapidei, in particolare nell’area della cattedrale, per la quale si è ipotizzato l’esistenza di un edificio d’uso sacro.

Nell’Alto Medioevo la piana vede il degrado delle strutture di regimentazione delle acque realizzate con la centuriazione romana, e alcune parti di essa, presumibilmente nell’area a sud si impaludarono. La zona di Prato fu interessata dalla presenza dei Bizantini e successivamente occupata dai Longobardi, la cui presenza è documentata soprattutto nelle aree collinari e pedemontane.

Dopo l’assedio del 1107 da parte delle truppe di Matilde di Canossa, i conti Alberti si ritirarono nei propri castelli della Val di Bisenzio e l’abitato cominciò a costituirsi come libero Comune. Si tratta di un esempio piuttosto raro di comune indipendente sorto in un centro urbano che non costituiva una diocesi; per questo Prato per secoli non fu mai definita “civitas”, ma solo “terra”. Fu certamente uno tra i primissimi comuni italiani a darsi uno statuto, redatto già a metà del XIII secolo. Per due secoli Prato conobbe una forte espansione urbana (vennero quasi raggiunti i 15 000 abitanti), dovuta alla fiorente industria della lana e alla forte devozione verso una reliquia appena giunta: la Sacra Cintola. Nel XIII secolo fu sotto le dipendenze dirette dell’imperatore Federico II di Svevia e sotto il figlio Corradino. Poi alle dirette dipendenze degli Angiò di Napoli. L’urbanizzazione è testimoniata dalla necessità di costruire due nuove cerchie di mura, una intorno alla metà del XII secolo e l’altra a partire dal 1300. Un episodio del 1312 vide acutizzarsi la rivalità con la vicina Pistoia, quando il canonico pistoiese Giovanni di Ser Landetto, soprannominato ‘Musciattino’, compì un tentativo di furto della Sacra Cintola. Nel 1326, per sottrarsi alle mire espansionistiche di Firenze e alle proprie lotte interne tra le famiglie più possidenti per il controllo amministrativo, la città si sottomise alla Signoria di Roberto d’Angiò, re di Napoli. Il 23 febbraio 1351 Giovanna d’Angiò vendette la città a Firenze per 17 500 fiorini d’oro, e a quest’ultima città rimase legata fino ai giorni nostri.

Nonostante la perdita della libertà, Prato continuò a svilupparsi nei secoli seguenti, seguendo le sorti di Firenze, prima sotto la dinastia dei Medici, quindi con la Repubblica Fiorentina dal 1494. A causa di questo, l’esercito della Lega Santa (creata fra il papa Giulio II e gli Spagnoli) cinse d’assedio sotto il comando di Raimondo de Cardona, conquistò e devastò Prato il 29 agosto 1512. Tale saccheggio (noto come Sacco di Prato e ricordato anche dal Machiavelli nel celebre Il Principe) provocò un altissimo tributo di vite, segnando profondamente non solo la vita della città, ma anche l’inizio del declino, che durò per circa due secoli.

Nel 1653 Prato ottenne finalmente il tanto ambito status di città e di diocesi (quest’ultima era limitata soltanto all’interno delle mura cittadine e con il Vescovo in comunione con Pistoia). Tale titolo diede un nuovo sviluppo all’economia e all’urbanizzazione locale: per l’occasione venne fatta realizzare la Fontana del Bacchino da Ferdinando Tacca.

Nel XVIII secolo, con la salita dei Lorena alla guida del Granducato di Toscana, la città venne abbellita e conobbe anche un notevole sviluppo culturale, che veniva promosso dagli stessi granduchi.

La lungimiranza intellettuale di Prato e della sua terra in questo secolo trova la sua massima espressione nelle parole di Filippo Mazzei, amico di Thomas Jefferson, che oggi sono riportate nel secondo paragrafo della Costituzione degli Stati Uniti d’America: All men are created equal.

Nel XIX secolo Prato conobbe una notevole rinascita industriale soprattutto per opera di Giovan Battista Mazzoni. Per descrivere l’industria tessile della città, lo storico Emanuele Repetti definì Prato “la Manchester della Toscana”. Dopo l’Unità d’Italia continuò una fortissima industrializzazione (soprattutto nel settore tessile) e cominciò una crescita demografica, in virtù della quale la città uscì dalla cerchia delle mura trecentesche e, durante il XX secolo, inglobò pian piano i borghi circostanti, con la popolazione cittadina passata dai 50 000 abitanti del 1901 agli oltre 180 000 del 2001. La concentrazione di opifici tessili era così elevata che Prato divenne famosa come la città dalle cento ciminiere. Nel secondo dopoguerra, quando il progresso tecnologico rese obsoleti i vecchi opifici, le grandi ciminiere in mattoni sparirono, tranne alcune che sono tuttora in piedi in quanto reperti di archeologia industriale, come quella della Cimatoria Campolmi.

Nel 1869 la città diede i natali a Gaetano Bresci: regicida di Umberto I di Savoia (ucciso a Monza nel 1900).

Durante la seconda guerra mondiale la città fu interessata da diversi avvenimenti relativi in particolare alla guerra partigiana. Tra il settembre 1943 e il marzo 1944 la città fu oggetto di violenti bombardamenti mirati a distruggere l’apparato industriale e il nodo ferroviario. Nello stesso periodo, sui rilievi appenninici vicini alla città, cominciarono a costituirsi formazioni partigiane. Il 4 marzo 1944 gli operai tessili furono protagonisti di uno sciopero generale che si protrasse nei giorni successivi bloccando la produzione e rappresentando un atto politico rilevante in una città occupata dai tedeschi. Nelle settimane successive un rastrellamento dei fascisti dette il via alla deportazione in Germania di 360 lavoratori (scelti soprattutto tra gli scioperanti); di essi torneranno vivi solo in 20. Nel settembre 1944 partigiani della Brigata Buricchi vengono catturati e impiccati a Figline. Appena liberata la città, occupata dai partigiani prima dell’arrivo degli alleati, a partire dal 5 settembre 1944 vi furono episodi di violenze e rappresaglie verso persone note come fascisti per opera dei partigiani; in particolare almeno 10 persone furono uccise nell’eccidio del Castello dell’Imperatore.

L’incremento demografico ed economico più imponente si produsse nel secondo dopoguerra quando, negli anni sessanta e settanta, una consistente immigrazione proveniente da tutte le regioni meridionali farà raddoppiare la popolazione residente, fornendo manodopera alla sempre più vitale industria tessile.

Nel 1949 le frazioni di Vaiano e Sofignano vennero distaccate e costituite in comune autonomo, con denominazione Vaiano.

Parallelamente allo sviluppo economico e demografico, la città ebbe una nuova grande crescita urbanistica lungo varie direttrici. Una crescita particolarmente disordinata che darà vita e innumerevoli commistioni tra piccole attività produttive ed edifici residenziali secondo un modello tipico della città in cui anche dal punto di vista economico prevalsero aziende produttive piccole e piccolissime con rapporti di lavoro basati sull’affidamento a terzi delle singole lavorazioni del ciclo produttivo. In tale disordine urbanistico innumerevoli edifici furono costruiti abusivamente, anche dopo l’entrata in vigore del piano regolatore. Tale abusivismo rappresentò un fenomeno nuovo e rilevante per una città del centro-nord e non si limitò a piccole costruzioni ma riguardò anche grandi condomini e addirittura due interi quartieri, “il Cantiere” e “il Guado”, abitati prevalentemente da immigrati dell’Italia meridionale.

La città è stata meta a partire dagli anni novanta, di una nuova e molto consistente ondata migratoria, questa volta da paesi extracomunitari e in particolare dalla Cina.

Fino al 1992 Prato, come tutti gli altri comuni della sua provincia, faceva parte della provincia di Firenze. Quell’anno furono istituite otto nuove province in Italia, tra cui quella di Prato, al fine di meglio amministrare un territorio in crescita continua di abitanti.

Oltre ad affrancarsi dal controllo politico di Firenze, Prato era ormai già affrancata anche da quello religioso di Pistoia con la conquista di una diocesi autonoma alcuni decenni prima (1954). Tali rivalità con queste due città sopravvivono ancora oggi.

A partire dagli anni novanta la città presenta i primi segnali di una decrescita industriale che al momento sembra inarrestabile.

Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con decreto del capo del Governo dell’11 luglio 1933.

Lo stemma riproduce l’insegna della Repubblica di Prato utilizzata dal XIII secolo e ricavata da una miniatura dei Regia Carmina di Convenevole da Prato, in cui è riprodotta l’immagine di un cavaliere con detto scudo e con il cavallo ricoperto di gualdrappa rossa disseminata di fiordalisi d’oro.

Nel 1313 la città si pose sotto la protezione di Roberto d’Angiò, e si fa risalire a quella data l’adozione del capo in segno di omaggio verso i reali di Sicilia, garanti dell’indipendenza di Prato fino al 1350. Contestualmente all’elevazione di Prato a capoluogo di provincia il Comune ha sostituito la corona di Comune con quella ordinaria di Città.

Prato è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d’argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l’attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale, fu la prima città al di sotto della Linea Gotica a essere stata liberata interamente dai partigiani:


Fonte dati: https://it.wikipedia.org/wiki/Prato_(Italia)
Logo cremazione pet

Mantieniti informato con la nostra sezione delle notizie

93806 600x600

Cremazione animale, l’Europa stringe le regole: più controlli, tracciabilità e nuove aperture per le ceneri nei loculi di famiglia

23 Aprile 2026
Negli ultimi anni il rapporto tra cittadini e animali d’affezione è cambiato profondamente, portando anche il legislatore europeo a intervenire con maggiore precisione sulla gestione delle spoglie di cani, gatti e altri pet. La cremazione animale non è più considerata soltanto una scelta privata e affettiva, ma una procedura soggetta...
1520 600x600

È legale seppellire un animale domestico in giardino?

9 Giugno 2026
La sepoltura di un animale domestico nel proprio giardino è consentita dalla legge, ma solo nel rispetto di precise norme igienico-sanitarie, ambientali e amministrative. Il mancato rispetto di tali regole può comportare sanzioni. Innanzitutto, la sepoltura è ammessa esclusivamente su terreno di proprietà privata: non è quindi possibile effettuare l’interramento...
2107 600x600

Centro Cremazione Pet, eccellenza tecnologica in Toscana: l’unico impianto regionale con forno a emissioni zero tra i soli due presenti in Italia

23 Aprile 2026
Nel settore sempre più delicato della cremazione degli animali d’affezione, la Toscana può contare su una struttura che rappresenta una vera eccellenza nazionale: il Centro Cremazione Pet, riconosciuto come l’unico centro in tutta la regione dotato di un forno crematorio di ultima generazione senza emissioni in atmosfera, una tecnologia presente...

Un addio con Amore e Rispetto Cremazione Pet sempre al tuo fianco

Se hai bisogno di maggiori informazioni o vuoi parlare con noi, siamo sempre disponibili. Non esitare a contattarci nella modalità preferita.