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Alcuni cenni sul comune di Viareggio

Il territorio viareggino si estende completamente sulla pianura alluvionale costiera della Toscana. La città è situata sul mar Ligure e presenta dieci chilometri di spiaggia sabbiosa, di cui sei gestiti dagli stabilimenti balneari e quattro di spiaggia libera; quasi tutta la spiaggia libera fa parte del parco naturale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, nel territorio della Piana di Lucca. Confina con i comuni di Camaiore, Massarosa e Vecchiano (PI).

Il territorio comunale è bagnato dal lago di Massaciuccoli e attraversato dai canali Burlamacca, Farabola, Fossa dell’Abate (che segna il confine con il comune di Camaiore), Fosso Le Quindici e i molti altri canali provenienti dalle paludi che circondano il lago di Massaciuccoli.

Il clima viareggino è di tipo mediterraneo, con un tasso piuttosto elevato di umidità (tra il 60 e l’80% di umidità relativa nei mesi estivi, con estati molto calde e afose) e una piovosità di 900–1000 mm annui, causati dalla vicinanza delle Alpi Apuane alla costa. Durante la stagione invernale, può capitare che si verifichi l’assenza di sole per più giorni consecutivi, a causa della copertura nuvolosa proveniente da ovest. Prendendo come base di riferimento la media del trentennio 1961-1990 (vedasi tabella sottostante), la temperatura media del mese più freddo, gennaio, risulta di +7,7 °C; quella del mese più caldo, luglio, si attesta a +22,9 °C. Tali dati, peraltro, non tengono ancora conto del progressivo riscaldamento globale, che ovviamente ha interessato e sta interessando anche la zona di cui trattiamo.

L’estate è calda e possono verificarsi, in caso di anticiclone subtropicale, forti ondate di calore con punte di 37 °C e, più recentemente, anche superiori. Per più giorni le temperature massime si attestano sui 34-35 °C con alti tassi di umidità, che contribuiscono ad aumentare il disagio fisico e rendere il clima più insopportabile. Record di temperature massime sono stati raggiunti nel luglio 2017 con +38,6 °C, e nel giugno 2019 con +36,5 °C.

L’autunno è piovoso, caratterizzato, inizialmente, da un periodo caldo a prolungamento dell’estate. Durante il mese di ottobre perturbazioni anche di forte intensità provocano un abbassamento delle temperature e un’irruzione di correnti più fredde, che lasciano spazio alla stagione invernale.

L’inverno, similmente all’autunno, è piovoso e molto umido. Spesso durante i periodi più freddi le temperature al mattino possono scendere sotto lo zero, con conseguenti brinate e gelate soprattutto nelle campagne; il fenomeno tuttavia è in diminuzione. Le nevicate avvengono prevalentemente senza accumulo; le ultime più note sono quelle del dicembre 2005, 2010, e del febbraio 2012 con 10 cm. L’ultima grande nevicata che ha imbiancato la città è avvenuta tra il 27 febbraio e il 1º marzo 2018. Nel gennaio 1985 è stata raggiunta invece la temperatura minima di -11 °C e quella di -7 °C nel febbraio 2012.

Le precipitazioni medie annue si attestano a 960 mm e sono distribuite mediamente in 80 giorni di pioggia, con un minimo relativo in estate ed un picco in autunno.

L’umidità relativa media annua fa registrare il valore di 65,1%, con minimi di 60% a gennaio e a febbraio e massimo di 69% a settembre.

L’eliofania assoluta media annua si attesta a 5,9 ore giornaliere, con massimo di 9,2 ore giornaliere a luglio e minimo di 2,8 ore giornaliere a dicembre.

Storia del comune di Viareggio

In zona, sia sui colli che in pianura, si trovano testimonianze di attive presenze di popolazioni preistoriche. Da indagini archeologiche sappiamo che l’area circostante il lago di Massaciuccoli, compresa la zona di San Gabriele Bruno e del quartiere viareggino della Migliarina, dall’VIII secolo a.C. fu abitata da gruppi di Etruschi guidati dal duca arasi che commerciavano con le popolazioni liguri stanziate nell’entroterra collinare e montuoso (comune di Camaiore e parte nord di quello di Massarosa).

Nel III secolo a.C. nel territorio montuoso circostante imperversarono i Liguri Apuani, nel 180 a.C. i Romani sconfissero i Liguri Apuani e iniziarono la colonizzazione della zona (attuali territori di Massaciuccoli, Camaiore, Pietrasanta). Nel Medioevo si svilupparono i primi villaggi collinari, molti dei quali esistono ancora. Il futuro territorio di Viareggio era paludoso e non venne abitato. Intorno all’anno Mille iniziarono le prime lotte fra Lucca e Pisa per il controllo della costa versiliese, che dall’Alto Medioevo era una selva (Selva Regia o Palatina) di proprietà di feudatari (cattani o capitanei) spesso in lotta tra loro.

Al 1169 risale il primo fatto storico riguardante Viareggio: venne costruita una torre di legno a guardia del litorale. Poco più di due anni dopo (1172) fu edificata l’opera militare che prese il nome Turris de Via Regia, dal nome della via che doveva essere percorsa per accedervi (poi diventata via Montramito). Il territorio di Viareggio, negli anni successivi, fu coinvolto nelle dispute fra Pisa e Lucca per la supremazia e il controllo del territorio litorale. Tale conflitto traeva le sue origini, da una parte, dal desiderio di Lucca di avere uno sbocco sul mare e, dall’altra, da Pisa che temeva la concorrenza economica della rivale. In questi anni i feudatari viareggini sono costretti ad abdicare per fare spazio alla signoria di Castruccio Castracani. In generale fino al 1400 il territorio su cui si sarebbe sviluppata Viareggio rimase segnato da un susseguirsi di guerre e dispute minori, invasioni di eserciti e saccheggi. Oltre a tali “sciagure” determinate dall’uomo, anche la natura fece il suo corso con la pestilenza che, raccontata anche da Giovanni Boccaccio nel Decameron, interessò l’Italia intera.

In questi anni Firenze espanse il proprio controllo sulla Toscana. Lucca riuscì, con grandi sacrifici finanziari, a mantenere l’indipendenza.

Con lodo arbitrale di Leone X, nato Giovanni di Lorenzo de’ Medici, scelse di favorire i familiari a discapito del Ducato di Lucca, il 10 settembre 1513, Lucca perse il controllo del porto di Motrone. Tale evento avrebbe interessato direttamente Viareggio che, da quel momento, vide concentrare gli sforzi di Lucca per farlo diventare il centro dei propri commerci. Oltre alla costruzione della nuova torre quadrata (1534) a protezione del porto, si cominciò a costruire i primi insediamenti della futura città.

Questo secolo fu uno dei più difficili per i circa 300 abitanti di Viareggio: la zona era insalubre, malaria e epidemie mortali rendevano la vita dei pescatori e dei contadini molto difficile. Il 1735 fu una data importante per la storia di Viareggio, che ebbe uno sviluppo straordinario; il matematico ed ingegnere Bernardino Zendrini (per bonificare l’aria malsana, l’insabbiamento della foce e la conseguente sistemazione del porto) esegue l’abbattimento totale della macchia e la costruzione di cateratte che avrebbero impedito all’acqua di mare di entrare nei fossi e da qui nel lago. Lucca, dopo questa determinate bonifica, incentiva il trasferimento della popolazione lucchese nel nuovo borgo.

Piano piano Viareggio cambiò volto, furono costruite due chiese e due piccole fabbriche, altre botteghe sorsero intorno, il porto diventò sempre più attivo. Le terre, bonificate, iniziarono ad essere sempre più coltivate.

Nel 1701 Viareggio diventò comune. Nel 1739, grazie all’ingegnere idraulico Bernardino Zendrini la zona paludosa fu finalmente bonificata, il paese diventò una città dove i nobili lucchesi iniziarono a costruire i propri palazzi.

Nel 1797 fu costituita da Napoleone la Repubblica Cisalpina. Dopo varie scaramucce, nel 1799 le truppe cisalpine iniziarono l’occupazione della Repubblica di Lucca (il 6 gennaio fu occupata Viareggio). Terminata l’occupazione della repubblica oligarchica furono indette delle elezioni, ma il risultato modesto per i giacobini li spinse a eliminare il governo lucchese e formarne uno provvisorio. Inizialmente i viareggini non reagirono, anzi sembrarono accettare le nuove idee. Il 6 maggio, tuttavia, insorsero contro la milizia giacobina, aiutati dagli abitanti delle città vicine. Il 7 arrivarono le truppe da Livorno per placare le sommosse e gli insorti si dovettero arrendere.

Napoleone era imperatore e Lucca, come altre città, fu trasformata in principato la cui sovranità fu assegnata a Felice Baciocchi, anche se il potere era esercitato effettivamente dalla sorella minore di Napoleone, Elisa. Il governo di Elisa fu caratterizzato da provvedimenti come quelli contro il patrimonio ecclesiastico, l’adozione del Codice napoleonico, l’adozione del sistema metrico, l’introduzione della vaccinazione obbligatoria e gratuita contro il vaiolo. Più in generale il governo di Elisa contribuì positivamente a migliorare gli aspetti relativi all’assistenza, alla beneficenza e all’istruzione.

Con la caduta di Napoleone, Viareggio fu teatro di fatti sanguinosi. Nel marzo 1814, dopo la caduta e la fuga dei Baciocchi, i viareggini manifestarono contro i francesi. La manifestazione, però, sconfinò in atti di puro teppismo.

Viareggio rimase sotto il dominio austriaco fino al 1817 quando il Congresso di Vienna assegnò a Maria Luisa di Borbone-Spagna il nuovo Ducato di Lucca. Gli anni seguenti videro la Restaurazione, quanto di buono era stato fatto sotto l’Impero napoleonico venne perduto. Anche il nuovo regno tuttavia contribuì al miglioramento strutturale di Viareggio dove fu costruita la prima darsena. Nel 1820 Viareggio fu dichiarata città per decreto della duchessa di Maria Luisa di Borbone. Dopo la morte della madre (13 marzo 1824) è la volta di Carlo Ludovico di Borbone che contribuì a migliorare la città dotandola di una nuova chiesa, un regio casinò e di due stabilimenti balneari, i primi costruiti a Viareggio.

Il 5 ottobre 1847 Lucca fu ceduta alla Toscana. Viareggio, nella nuova realtà, si sviluppò come centro balneare, non più limitato alla sola Lucca ma esteso a tutta la Toscana. Nel 1848 Viareggio scelse il proprio stemma, che è rimasto immutato, in cui sono presenti: un’ancora con tanto di gomena e uno scudo bianco, rosso e verde. Il tricolore, simbolo dell’unità d’Italia, è vanto dei Viareggini, unici ad averlo nel proprio stemma.

In questi anni Viareggio era meta di esuli risorgimentali tollerati dal potere locale.

In questi anni l’economia di Viareggio era in rapida espansione, infatti all’industria balneare già affermata si aggiunse quella della marineria velica. Iniziarono nel contempo le prime lotte sociali con l’affermarsi di una coscienza di classe. I lavoratori fondarono le società di mutuo soccorso e successivamente si organizzarono nei primi movimenti politici di varia ispirazione (anarchici, socialisti, cristiani).

Agli inizi del secolo Viareggio vide un notevole sviluppo del litorale e dell’industria balneare che determinò un mutamento su un tratto vasto di costa. Nacque la Passeggiata, con i suoi caffè e negozi. La città fu definita “Perla del Tirreno”. Il legno era però il materiale di gran lunga più usato nelle costruzioni e il 17 ottobre 1917 questo alimentò un incendio destinato, in una notte, a distruggere gran parte delle costruzioni presenti. Il legno tuttavia restò largamente utilizzato fino al periodo fascista quando si iniziò a costruire con materiali diversi.

Il 10 marzo 1617, la Repubblica di Lucca aveva istituito la circoscrizione territoriale (vicaria) appartenente a Viareggio con Chiatri, Compignano, Quiesa, Bozzano, Massaciuccoli, Pedona, Mommio Castello, Corsanico, Bargecchia, Montigiano, Pieve a Elici, Stiava e Torre del Lago.

Il 5 marzo 1801, il Consiglio Generale della Repubblica di Lucca aggiunse anche Gualdo e Massarosa.

Il 7 giugno 1820, sotto il Ducato di Lucca, Maria Luisa elevò Viareggio a rango di Città, comprendeva anche l’exclave Montignoso, fino al 1847.

Verso la metà dell’Ottocento fra gli abitanti delle frazioni nacque l’idea di costituirsi in comune autonomo e di staccarsi da Viareggio. Solo il 17 marzo 1867 tutti gli atti furono predisposti e fu presentata la richiesta di costituzione del comune di Massarosa al Ministero dell’Interno del Regno d’Italia.

Viareggio istituì una commissione sul tema dal 17 agosto 1867 al 20 marzo 1868, che dette parere favorevole.

Il 18 dicembre 1869, Vittorio Emanuele II con un regio decreto sancì ufficialmente la separazione di Viareggio dalle sue frazioni, tranne Torre del Lago, come approvato dal consiglio comunale.

Bisognò attendere altri 10 anni di contrasti, il 1878, per la definitiva assegnazione dei patrimoni e confini.

Non ci volle molto a capire che la decisione presa dal consiglio comunale fosse miope e di scarsa lungimiranza, Viareggio aveva un territorio troppo compresso per il suo sviluppo. Così 50 anni dopo, il 28 marzo 1927 Viareggio tentò senza successo di aumentare nuovamente il proprio territorio con domanda alla prefettura.

Il 2 maggio 1920 il profondo malessere sociale dei viareggini si manifestò in una rivolta non organizzata, una ribellione che sfociò in atti di violenza. Una partita di calcio tra il Viareggio e i poco amati cugini della Lucchese si concluse in tragedia e diede l’avvio alla rivolta. La ribellione prese le mosse dall’assassinio del guardalinee della partita ad opera di un carabiniere. Il popolo viareggino colse l’occasione della morte di un innocente per dar meglio voce alla propria propaganda e tentarono addirittura di creare uno stato indipendente di Viareggio (cosa che naturalmente non avvenne, dal momento che le autorità ripristinarono ben presto la pace opprimendo la rivolta). Data la matrice comunista e di estrema sinistra del popolo viareggino l’evento prese il nome di Giornate rosse di Viareggio.

Negli anni a seguire furono istituite a Viareggio diverse sedi di squadri fasciste per contrastare le idee di sinistra del popolo viareggino. Il primo tentativo risale al 2 maggio 1921, quando un gruppo di fascisti si rese responsabile dell’assalto alla Camera del Lavoro e alla Lega dei maestri d’ascia e calafati. Il 16 maggio invece in piazza Grande (oggi piazza Nieri e Paolini), avvenne uno scontro tra squadristi di estrema destra e squadristi di estrema sinistra. Pietro Nieri ed Enrico Paolini, due giovani di estrema sinistra, persero la vita nello scontro. Le due fazioni si erano accordate per scontrarsi senza armi, ma così non fu. Si trattò del primo delitto politico di quegli anni tesi, ma non fu l’ultimo.

Durante la seconda guerra mondiale Viareggio subì bombardamenti pesantissimi: interi quartieri furono distrutti completamente o quasi. L’11 settembre 1944 le truppe alleate raggiunsero la periferia della città e il 16 settembre 1944 venne interamente occupata e liberata dagli Alleati.

Nel secondo dopoguerra iniziò la ricostruzione (primo sindaco dopo la fine della guerra fu Corrado Ciompi, che guidò la Giunta Comunale dal 18 luglio 1944 al 1º aprile 1946).

Viareggio era quasi completamente distrutta dai vari bombardamenti succeduti. Tra i primi lavori effettuati ci fu lo sminamento della spiaggia e la riapertura del porto. Essendo pieni i depositi adibiti in altre città, le mine dissinescate vennero accatastate nello scantinato del villino Montauti-Fanucchi, residenza disabitata. Esso si trova alle spalle della ex Casa del Fascio, ora diventato centro di svago della American Red Cross, in piazza Mazzini a Viareggio. Il caso vuole che il 18 luglio 1945 alle ore 16 è indetta l’ultima festa, prima della partenza da Viareggio, da parte del contingente americano. Ma alle 15:45 esplodono violentemente circa due tonnellate di TNT di mine, a causa della temperatura elevata (surriscaldamento) oppure di una cicca di sigaretta. Si contano tra i 54 e i 70 morti, tra soldati americani e abitanti locali, centinaia i feriti e le case distrutte.

In quel periodo fu avviata la costruzione del “vialone” (oggi viale Europa) e si ridette vita al Carnevale (1946). Tra alti e bassi, la città ha continuato a crescere e svilupparsi fino ad arrivare alla forma attuale.

Negli anni di piombo, mentre l’Italia intera (compresa anche la vicina Versilia) era luogo di moltissime rivoluzioni anarchiche, Viareggio era invece alle prese con scandali di pedofilia. Vari rappresentati della giunta comunale di sinistra vennero infatti accusati di attirare bambini dai 10 ai 12 nella pineta di Viareggio per poi molestarli. Il caso venne a galla con l’omicidio di Ermanno Lavorini.

Negli anni 80 Viareggio verrà poi soprannominata la perla del tirreno, grazie alla crescita del turismo, dovuta in particolar modo al turismo gay.

Alle 23:48 del 29 giugno 2009, un treno merci composto da 14 vagoni-cisterna contenenti gas GPL deragliò a causa di un cedimento strutturale di un carrello del primo vagone. La fuoriuscita di GPL scaturita dalla rottura della cisterna 1 del convoglio saturò in pochi attimi la zona circostante la stazione e prese fuoco inondando di fiamme tutto ciò che incontrò sul suo percorso. A causa della deflagrazione crollarono immediatamente due intere palazzine e se ne incendiarono altre decine che furono poi per lo più abbattute. La via Ponchielli rimase tristemente famosa per questo evento, uno dei momenti di lutto più pesanti per la città. Il disastro provocò 32 morti (l’ultimo dei quali nel dicembre 2009), tra cui alcuni bambini, e centinaia di feriti.

Il 25 maggio 2025 la Corte d’appello di Firenze ha confermato le condanne a tutti i 12 imputati della sciagura.

Un primo stemma fu scelto nel 1752 e raffigurava sant’Antonio di Padova, primo patrono della città. Quello attuale venne adottato dal consiglio comunale il 17 aprile 1848 con piccole modifiche e formalmente concesso dal Ministro dell’Interno del Granducato di Toscana Cosimo Ridolfi il 17 maggio dello stesso anno. Lo stemma è stato successivamente riconosciuto dallo Stato italiano con decreto ministeriale del 7 aprile 1922. È uno scudo interzato in fascia di verde, di bianco e di rosso su cui è presente un’ancora con la gomena attorcigliata. Viareggio fu tra i primi comuni ad avere il tricolore italiano nel proprio stemma.

Il gonfalone è stato concesso con Regio Decreto di re Vittorio Emanuele III del 4 febbraio 1942 ed è costituito da un drappo di bianco, ornato ai lati da due rami di pino fogliati e fruttati e caricato dello stemma civico sormontato dall’iscrizione centrata in oro Città di Viareggio. Le parti in metallo ed i cordoni sono dorati. L’asta verticale è ricoperta di velluto rosso con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della Città e, sul gambo, inciso il nome. La cravatta ed i nastrini sono tricolorati dai colori nazionali e frangiati d’oro.

 
Fonte dati: https://it.wikipedia.org/wiki/Viareggio  
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